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AMEDEO TURCHI

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Lettera chirografaria del fratello Angelo alla Filarmonica

IN MORTE DEL FRATELLO AMEDEO

Caro Maestro, cari amici suonatori,

questa bacchetta che Vi consegno, Vi doveva essere data in una occasione migliore. Chi l'ha fatta per Voi ora non è più, era TURCHI AMEDEO, era uno dei Vostri cari amici, era mio fratello. Già da alcuni mesi Egli inviandomela, mi disse di consegnarvela, ma poichè la Vostra Società era praticamente disciolta, non mi sembrò il momento migliore per farVi tale dono. Ora che Vi siete tutti riuniti Ve la porgo a nome del nostro caro scomparso.
Sebbene lontano, e io lo so, Lui era sempre col pensiero vicino ai suoi cari suonatori, ed era felice quando sapeva che pure Voi eravate felici, uniti e concordi. Avrà sofferto quando avrà saputo che il complesso bandistico stava per scioglersi, ora anche se morto cercate di fare felice la Sua Anima Egli gioirà ugualmente vedendoVi ancora uniti a suonare sulla piazza del Suo e Vostro caro paese.
Egli non è più fra Voi, ma in quella bacchetta, che io Vi porgo, vive il Suo Spirito; Egli per mano del Maestro Vi dirigerà tutti, e quando saliranno al cielo, nelle belle sere stellate, le immortali armonie dei più grandi compositori, allora più che mai Egli sarà partecipe di quel grande momento spirituale, momento in cui insieme allo strumento vibra pure l'animo umano, dove i ritmi del cuore vibrano delle stesse note musicali.
Se qualche dissidio potrà ancora tentare di sciogliere la Vostra Società, cercate anche attraverso sacrifici di rimanere uniti, fatelo per Lui che in silenzio Vi ha tanto amati.
Sarebbe ritornato un giorno fra Voi, avrebbe ripreso il suo strumento e li, sulla piazza del paese all'ombra del piccolo campanile, avrebbe anche Lui preso parte all'esecuzione delle sinfonie della Gazza Ladra, del Barbiere di Siviglia, del Nabucco, e della Norma; ma un fatale destino gli ha impedito di realizzare tale sogno.
La sua morte può essere descritta con una frase de sommo poeta latino Catullo, " Egli è caduto come il fiore, che dal prato sul ciglio, dall'aratro, piomba reciso ".
Quel giorno che accompagnaste la Sua Salma, Vi ho visti piangere, ho capito che lo amavate tanto, e in nome di quest'amore Vi ripeto di rimanere uniti, fate in modo che tanti sacrifici, fatti anche da Lui non siano stati vani.
In mezzo ad un mondo pieno di mali, di miseria e affanni l'unica cosa bella è quella di amarsi e di comprenderci, cercate di fare come Lui che tanto ha amato e compreso.
Serbate questa lettera come ricordo, e nei momenti critici rileggetela, ritroverete in lei la forza per continuare a lottare e per non sciogliere la vostra Società orgoglio e vanto del nostro piccolo paese.
Vi ringrazio di avermi ascoltato, Vi porgo salutandoVi i miei migliori auguri per un miglior futuro del Vostro Complesso Bandistico.



TURCHI ANGELO



Scortichino, Settembre 1951











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