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Alberto Cavallari

FESTEGGIAMENTI > 100 ° anniversario

Alberto Cavallari nasce a Bondeno in provincia di Ferrara e dal 1960 si trasferisce a Modena dove ancora oggi vive e lavora.
Nella città d'origine frequenta l'Istituto d'Arte "Dosso Dossi", dal 1943 al 1945 è prigioniero nei lager tedeschi e al suo rientro in Italia conosce Carlo Rambaldi, noto come Caramba, il creatore di E.T., frequenta artisti come Fioravanti e Ligabue, col quale condivide l'amore per la natura e per l'arte.
Fra le mostre personali, da ricordare quella al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1974, occasione in cui espose i disegni sui lager tedeschi (con catalogo a firma di Salvatore Maugeri e Franco Solmi) e quelli che riproducevano il paesaggio e gli abitanti della paludosa regione del Delta del Po, a lui tanto cara.
Scrive della sua opera il critico Paolo Rizzi: "un motivo più volte ripetuto dal pittore: le pieghe delle stoffe […] il tema principale la donna. […] la pittura rispecchia quello stato d'animo che si nasconde dentro l'immagine […]. C'è sempre, in ogni dipinto, qualcosa che unisce e qualcosa che divide. Sono variazioni, appunto, di stati d'animo, che corrono nervosamente su tela: ad esse occorre far attenzione per capire i significati che stanno sotto e che formano la vera ricchezza della pittura, al di là dell'innegabile maestria".
Le creazioni di Cavallari derivano da un'esperienza che riunisce in sé diversi movimenti artistici, che vanno dal cubismo al Mac, e si distingue per il carattere introspettivo che associa il visibile all'intuitivo.
I disegni di Alberto Cavallari sono stati donati dal pittore al Museo al Deportato di Carpi negli anni Ottanta. Si tratta di 56 opere, per lo più immagini dei luoghi e delle persone, e soprattutto degli episodi drammatici avvenuti nei lager, che hanno attraversato la vita di Cavallari in quegli anni. Questo corpus costituisce un patrimonio straordinario nella collezione del Museo in quanto, benchè non permanentemente esposto, si integra con lo spirito del progetto dell'architetto Belgioioso e dello studio BBPR di Milano, per la sua forza comunicativa ed espressiva di memoria e testimonianza.


mostra dal 03.04.2004 al 02.05.2004 dal tema " la donna"




L'esposizione di dipinti di Cavallari hanno come tema principale la 'donna', quella figura femminile ormai stilisticamente riconoscibile per gli zigomi sporgenti, la testa allungata e gli occhi sbarrati, persi nel vuoto. E' rappresentata prevalentemente in interni domestici in cui campeggiano drappi, stoffe, coperte, scialli densi di pieghe 'metalliche'.
I volti si somigliano, i corpi secchi e statuari ora ricordano le adolescenti sole e velocemente cresciute di Munch, ora idoli totemici stilizzati da venerare. I toni e gli sfondi sono spesso cupi, i marroni e i grigi trasmettono un senso di irrequietezza, di sospensione. Negli ambienti chiusi e nei paesaggi aleggia vuoto e silenzio.
Sono rappresentate delle ossessioni che, nello stesso tempo, contengono sentimenti di attrazione e di repulsione.
Spesso divengono 'quadri nei quadri' di magrittiana memoria, spogliati della lettura concettuale sul linguaggio dell'arte, densi di poesia, la più tagliente e romantica allo stesso tempo.
Oggetti, persone, nature morte e case sono caratterizzati dalle medesime linee nervose che ricordano reti sanguignee in grado di far confluire vita, soprattutto forza ed energia, in corpi apparentemente "dis-animati".

I dipinti sono come gli autoritratti dell'artista, introspettivo, spesso chiuso in sé: sulla tela l'irrequietezza, il senso d'insoddisfazione prendono forma.
Il gioco duro, che è la vita, diventa realtà pittorica serpeggiante tra le pieghe di un universo femminile.
Emerge sottilmente l'esperienza tragica dei lager nazisti in cui, tra il 1943 e il '45, Cavallari ha cominciato a realizzare disegni, oggi depositati presso il Museo Monumento al Deportato di Carpi, che furono l'oggetto di un'apprezzatissima mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Numerose sono state le personali in Italia e all'estero. I dipinti sono come gli autoritratti dell'artista, introspettivo, spesso chiuso in sé: sulla tela l'irrequietezza, il senso d'insoddisfazione prendono forma.
Il gioco duro, che è la vita, diventa realtà pittorica serpeggiante tra le pieghe di un universo femminile.
Emerge sottilmente l'esperienza tragica dei lager nazisti in cui, tra il 1943 e il '45, Cavallari ha cominciato a realizzare disegni, oggi depositati presso il Museo Monumento al Deportato di Carpi, che furono l'oggetto di un'apprezzatissima mostra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara.
Numerose sono state le personali in Italia e all'estero.



Intervista ad Alberto Cavallari.
di: eroadirato
Pubblicato il: 17-03-2006 @ 05:05 pm





Entrai nell’aula audiovisivi cercando di disturbare il meno possibile.
Era in corso un incontro tra la classe 2 H e il pittore Alberto Cavallari, nell’ambito del progetto “Adotta un monumento”, che ha coinvolto la nostra scuola.
Mi piazzai nell’ultima fila e iniziai ad ascoltare l’artista che stava commentando la diapositive preparate per l’occasione dalla classe.
La prima cosa che mi colpì fusuodi fare: era affabile e molto disponibile.
Purtroppo arrivai tardi (a causa di un compito in classe) e potei assistere solamente alla fase conclusiva dell’incontro, giusto in tempo, però, per fare qualche domanda all’artista.
Quale messaggio ha voluto trasmettere con la sua scultura “Ai caduti della libertà”?

Ho voluto trasmettere la violenza della prigionia e il dolore (l’artista è stato un deportato dei campi di concentramento, ndr). Ho accettato di farla anche se non sono uno scultore. La scultura è stata generalmente apprezzata. Anche i critici, tra i quali Vittorio Sgarbi, mi hanno fatto i complimenti.
Quali risultati ha ottenuto la mostra “Oltre il dolore” allestita a Carpi presso il “Museo del deportato”?

La mostra ha ottenuto ottimi risultati. È stata una gioia immensa perché, ogni volta che mi recavo là per verificare lo svolgimento della manifestazione, vi erano sempre molti visitatori. Una grande soddisfazione me l’ha data anche la presenza di numerose scolaresche.
Nella sua lunga carriera, tra tutte le sue opere, quale ritiene la migliore, quale la rappresenta al meglio?



Ce ne sono tanti. Sono molto legato a quadri come “La vita della palude, ritorno dal Po”; “Le tre


età”, che secondo me è uno dei più belli. In questa opera mi sono rifatto alla pittura del ‘600: dal fondo scuro escono le figure e le luci. In “Interno con figura e fiori” ho adottato la tecnica del “doppio quadro”. In molti pensano che questo dovrebbe essere esposto nei musei.
Mercoledì 8 Marzo, al Forum Monzani, Liliana Segre (deportata di Auschwitz) ha dichiarato di non avere perdonato gli assassini nazisti. Lei ha perdonato?
A distanza di tanti anni un po’ si dimentica. Io non ho mai perdonato i tedeschi per le torture che mi hanno fatto. Quando parlano sembrano sempre arrabbiati. Inoltre, quando andavo in vacanza al mare, e incontravo dei tedeschi in spiaggia, me ne sono sempre andato. Non perdono neanche i fascisti che hanno aiutato i nazisti a portarmi nei campi di prigionia.
Quali sono i suoi progetti futuri?

Terrò varie mostre in Italia; a Verona, Firenze, Perugia. Andrò anche all’estero: per la seconda volta esporrò le mie opere in Israele.






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